I MIEI RACCONTI
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Assicuratevi di leggerlo.
Il Signore del Castello, i Guardiani e i Dignitari PRESUPPONGONO che chiunque anche solo metta piede in queste sale abbia letto il Regolamento. "Non lo sapevo" non esiste.
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I MIEI RACCONTI
Il mondo é sempre lo stesso. Non vi é nulla di nuovo, e come dice il famoso detto, non c’è nulla di nuovo sotto al sole. Ogni tanto però accadono eventi e situazioni che vale la pena scrivere, per darsi la pena di farli resistere al tempo, per farli vivere in una dimensione uguale e parallela.
I morti sono morti e i vivi sono vivi, ma questa storia parte da un assioma ben diverso, cioè che tutto é vivo, ma anche che tutto é morto. E che in fondo siamo già morti, non in senso triste, ma in un senso più ampio. La protagonista di questa storia é una bimbetta, nata e cresciuta in un paese normale, in una famiglia normale, con un nome normale e una vita del tutto anormale.
Il suo nome é Anna, suo padre é un mercante, o meglio nel gergo di altri tempi si direbbe così, in questo periodo storico si suole dire un commerciante, possiede molte cose, o meglio asset, ha molti servi, o meglio dipendenti, e i nomi sono importanti, i nomi parlano. E’ un uomo influente, é un uomo che ha visto il mondo e lo ha capito. Per questo nulla lo sorprende. E’ un uomo raro. E’ un uomo forte che tante ne ha viste e tante ne ha passate. E’ caduto si é alzato, poi é ricaduto e poi si é rialzato. Insomma di certo non ama stare a terra. Non si compiace ma piace.
La madre di Anna, povera stellina, tante ne ha viste, tante ne ha passate e piccina picciò, bella bellina sempre ha visto questa fantastica altalena, fantastica per noi, discretamente tremenda per lei. Nacque tempo fa, piccola bambolina, fece le sue esperienze, poi sposò un uomo ricco come pensava fosse giusto, amanti il giusto, stravaganze il giusto. Tutto giusto. Tranne la vita.
Aveva uno strano affetto per il marito di cui non capiva molto, erano strani questi uomini, tutti o belli o ricchi, tutti utili e tutti utilizzabili. Uomini non utili per lei non esistevano come non esistevano donne. Amiche? Mai avute. Amici? mai avuti. Probabilmente dovrei scrivere un romanzo sulla madre di Anna, ma sarebbe un dramma e non una commedia. Era una donna sola al momento di concepire Anna, era una donna circondata di persona ma sola, era una donna che non aveva mai amato, era una donna che non capiva il denaro. Era una donna che credeva di essere e di sapere, ma l’unica cosa che la sosteneva in questo mondo era il caso.
Avevano un rapporto strano i due, lui la vedeva come un oggetto, non la considerava viva, lei si sentiva un oggetto e si comportava come tale.
Con una coppia del genere come poteva nascere la piccola Anna? Felice? Spensierata? Forte o debole?
Nacque sola ahimè, circondata dal benessere, dagli agi e della grandezza di una bella villa, possiamo chiamarla anche un tipo di prigione particolare. Ma direi che il senso di vuoto e di relazioni con domestici mascherati da padri e madri risuona forte. I genitori di Anna mai avevano amato e mai amarono Anna, la videro come il coronamento di un accordo, di un dovere o come direbbe un provetto giurista di un negozio giuridico: Il matrimonio.
I servi trattavano Anna in base a quanto poteva servigli, al bisogno. Una coccola o due coccole, due ramanzine, ma pur sempre bonarie che non si sa mai che il padrone si arrabbi. Cosa produce la solitudine in una bambina che si abitua ad essa fin dalla culla? Sicuramente tristezza e mestizia ma alla lunga anche fantasia. Ci si abitua a tutto in fondo, si alza il vento, bisogna vivere.
Anna, nacque in una famiglia normale, con un nome normale, e i nomi sono importanti, in un contesto forse anormale, ma con una personalità sicuramente anormale. Fin da piccina interagiva e cercava qualcosa, voleva sentire cose che in questa realtà pochi sentono e quasi nessuno dovrebbe sentire. Essa cercava qualcosa che non aveva ma sentiva di aver avuto, e purtroppo perso.
Sentiva una mancanza, come gli animali sentono il mondo, attraverso l’istinto. Un giorno mentre fingeva di giocare, di fronte ai genitori, per compiacerli come sempre aveva fatto dai 3 anni in poi ebba uno svenimento.
Anna come ti chiami? Mi chiamo Anna.
Dov’è la destra? E la sinistra?
<< Anna alzò le mani dolcemente, intimidita prima la destra e poi la sinistra.>>
Chi sei?
Sono il tuo gemello, un tempo esistevo, ora sono qui.
Anna si guardò attorno e vide solo polvere, calore e afa. Un giallo pallido, rossastro. Un silenzio infinito. Solo e unicamente sabbia. Il cielo era opaco, con poche nuvole.
Sono quello che tu volevi e non sei, sono ciò che desideri e non puoi. Me in te e te in me.
Anna si guardò intorno, nulla come prima era, come sarebbe dovuto essere. Era una situazione del tutto anormale.Solo polvere e deserto. Dov’era? Paura? Smarrimento? Nulla di tutto questo, incredibilmente si sentiva anche meglio di prima. Si sentiva viva.
Aria e calore. Un contatto.
La gemella l’aveva abbracciata.
Anna provo un sentimento che raramente sentiva, l’affetto.
Non sei mai stata sola. Uno é tutto, tutto é uno. Ama.
Quello che tu cercavi ora hai, quello che tu vorrai io sono. Ma ormai il tempo é passato, amore e odio, odio e dolore, odio e affetto. Io sono in te e tu sei in me.
Uno in tutti e tutto in uno.
Anna sospirò, sentiva quel mondo in modo soave, come si sente l’abitudine, senza alcuna coscienza.
<< Se tu sei me io sono te, cosa sono? Sono viva o non sono più. Meno per meno non fa sempre più?>> Anna si adirava col tutto.
Blip Blip
Anna apri gli occhi e vide la vita.
Da quel dì.
E’ dura vivere senza meta, abitare un corpo senza averlo, amare senza emozione, gioire del piacere senza il peccato. Ma così é per molti e per molti questo sarà.
Anna si sveglio di estraniata quel mattino. Gli uccelli cantavano soavemente, il vento accarezza l’erba del suo giardino e il sole brillava come suo solito. Era mazzo dì. Da anni che Anna aveva rimosso, ricostruito e rielaborato pazientemente i suoi ricordi dell’infanzia, di quell’eterna sofferenza, di quella solitudine tutta terrena che attanaglia uomini, cose e animali. Ma oggi a cinquant’anni suonati si chiedeva cosa volesse dire quel sogno appena fatto e se lo sarebbe chiesto per un bel po’. Finché morte non la riunisca.
I morti sono morti e i vivi sono vivi, ma questa storia parte da un assioma ben diverso, cioè che tutto é vivo, ma anche che tutto é morto. E che in fondo siamo già morti, non in senso triste, ma in un senso più ampio. La protagonista di questa storia é una bimbetta, nata e cresciuta in un paese normale, in una famiglia normale, con un nome normale e una vita del tutto anormale.
Il suo nome é Anna, suo padre é un mercante, o meglio nel gergo di altri tempi si direbbe così, in questo periodo storico si suole dire un commerciante, possiede molte cose, o meglio asset, ha molti servi, o meglio dipendenti, e i nomi sono importanti, i nomi parlano. E’ un uomo influente, é un uomo che ha visto il mondo e lo ha capito. Per questo nulla lo sorprende. E’ un uomo raro. E’ un uomo forte che tante ne ha viste e tante ne ha passate. E’ caduto si é alzato, poi é ricaduto e poi si é rialzato. Insomma di certo non ama stare a terra. Non si compiace ma piace.
La madre di Anna, povera stellina, tante ne ha viste, tante ne ha passate e piccina picciò, bella bellina sempre ha visto questa fantastica altalena, fantastica per noi, discretamente tremenda per lei. Nacque tempo fa, piccola bambolina, fece le sue esperienze, poi sposò un uomo ricco come pensava fosse giusto, amanti il giusto, stravaganze il giusto. Tutto giusto. Tranne la vita.
Aveva uno strano affetto per il marito di cui non capiva molto, erano strani questi uomini, tutti o belli o ricchi, tutti utili e tutti utilizzabili. Uomini non utili per lei non esistevano come non esistevano donne. Amiche? Mai avute. Amici? mai avuti. Probabilmente dovrei scrivere un romanzo sulla madre di Anna, ma sarebbe un dramma e non una commedia. Era una donna sola al momento di concepire Anna, era una donna circondata di persona ma sola, era una donna che non aveva mai amato, era una donna che non capiva il denaro. Era una donna che credeva di essere e di sapere, ma l’unica cosa che la sosteneva in questo mondo era il caso.
Avevano un rapporto strano i due, lui la vedeva come un oggetto, non la considerava viva, lei si sentiva un oggetto e si comportava come tale.
Con una coppia del genere come poteva nascere la piccola Anna? Felice? Spensierata? Forte o debole?
Nacque sola ahimè, circondata dal benessere, dagli agi e della grandezza di una bella villa, possiamo chiamarla anche un tipo di prigione particolare. Ma direi che il senso di vuoto e di relazioni con domestici mascherati da padri e madri risuona forte. I genitori di Anna mai avevano amato e mai amarono Anna, la videro come il coronamento di un accordo, di un dovere o come direbbe un provetto giurista di un negozio giuridico: Il matrimonio.
I servi trattavano Anna in base a quanto poteva servigli, al bisogno. Una coccola o due coccole, due ramanzine, ma pur sempre bonarie che non si sa mai che il padrone si arrabbi. Cosa produce la solitudine in una bambina che si abitua ad essa fin dalla culla? Sicuramente tristezza e mestizia ma alla lunga anche fantasia. Ci si abitua a tutto in fondo, si alza il vento, bisogna vivere.
Anna, nacque in una famiglia normale, con un nome normale, e i nomi sono importanti, in un contesto forse anormale, ma con una personalità sicuramente anormale. Fin da piccina interagiva e cercava qualcosa, voleva sentire cose che in questa realtà pochi sentono e quasi nessuno dovrebbe sentire. Essa cercava qualcosa che non aveva ma sentiva di aver avuto, e purtroppo perso.
Sentiva una mancanza, come gli animali sentono il mondo, attraverso l’istinto. Un giorno mentre fingeva di giocare, di fronte ai genitori, per compiacerli come sempre aveva fatto dai 3 anni in poi ebba uno svenimento.
Anna come ti chiami? Mi chiamo Anna.
Dov’è la destra? E la sinistra?
<< Anna alzò le mani dolcemente, intimidita prima la destra e poi la sinistra.>>
Chi sei?
Sono il tuo gemello, un tempo esistevo, ora sono qui.
Anna si guardò attorno e vide solo polvere, calore e afa. Un giallo pallido, rossastro. Un silenzio infinito. Solo e unicamente sabbia. Il cielo era opaco, con poche nuvole.
Sono quello che tu volevi e non sei, sono ciò che desideri e non puoi. Me in te e te in me.
Anna si guardò intorno, nulla come prima era, come sarebbe dovuto essere. Era una situazione del tutto anormale.Solo polvere e deserto. Dov’era? Paura? Smarrimento? Nulla di tutto questo, incredibilmente si sentiva anche meglio di prima. Si sentiva viva.
Aria e calore. Un contatto.
La gemella l’aveva abbracciata.
Anna provo un sentimento che raramente sentiva, l’affetto.
Non sei mai stata sola. Uno é tutto, tutto é uno. Ama.
Quello che tu cercavi ora hai, quello che tu vorrai io sono. Ma ormai il tempo é passato, amore e odio, odio e dolore, odio e affetto. Io sono in te e tu sei in me.
Uno in tutti e tutto in uno.
Anna sospirò, sentiva quel mondo in modo soave, come si sente l’abitudine, senza alcuna coscienza.
<< Se tu sei me io sono te, cosa sono? Sono viva o non sono più. Meno per meno non fa sempre più?>> Anna si adirava col tutto.
Blip Blip
Anna apri gli occhi e vide la vita.
Da quel dì.
E’ dura vivere senza meta, abitare un corpo senza averlo, amare senza emozione, gioire del piacere senza il peccato. Ma così é per molti e per molti questo sarà.
Anna si sveglio di estraniata quel mattino. Gli uccelli cantavano soavemente, il vento accarezza l’erba del suo giardino e il sole brillava come suo solito. Era mazzo dì. Da anni che Anna aveva rimosso, ricostruito e rielaborato pazientemente i suoi ricordi dell’infanzia, di quell’eterna sofferenza, di quella solitudine tutta terrena che attanaglia uomini, cose e animali. Ma oggi a cinquant’anni suonati si chiedeva cosa volesse dire quel sogno appena fatto e se lo sarebbe chiesto per un bel po’. Finché morte non la riunisca.
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Giovannone il sottocuoco avrebbe detto "non ho capito un cazzo".
Io più o meno uguale. Mi vengono in mente alcune possibili interpretazioni:
1) ti identifichi in una donna di nome Anna? cioè ti dobbiamo chiamare Anna?
2) c'hai 'na discreta penna ma hai un uso delle virgole che alle volte mi fa salire un po' di (grammar) nazismo, also da metà in poi sembra scritto da un'altra persona
3) tutto bello ma la morale della favola qual è? (in before "al cavaliere nero non je devi caca' il cazzo")
4) niente, volevo arriva' a 4
Sic.
Io più o meno uguale. Mi vengono in mente alcune possibili interpretazioni:
1) ti identifichi in una donna di nome Anna? cioè ti dobbiamo chiamare Anna?
2) c'hai 'na discreta penna ma hai un uso delle virgole che alle volte mi fa salire un po' di (grammar) nazismo, also da metà in poi sembra scritto da un'altra persona
3) tutto bello ma la morale della favola qual è? (in before "al cavaliere nero non je devi caca' il cazzo")
4) niente, volevo arriva' a 4
Sic.
Vivo la mia vita 82 secondi alla volta.
Raga, sputavano fuoco! E scrivevano le nazistate!
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Hasky ha scritto: mercoledì 26 giugno 2024, 17:20 Io direi che certe "situazioni" sono SALDAMENTE nelle mani dei rispettivi utenti.
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E' il mio passatempo di questo periodo scrivere racconti. Ora ne sto scrivendo un'altro su padre divorziato ma é ancora in fase di revisione. Se a Phobos non da fastidio mi piacerebbe lasciarne qualcuno qui.
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Leggere un tuo racconto che parla di rapporti umani é come ascoltare il prete che vuole darmi consigli sulla vita di coppia.
Ultima modifica di MARGIO il lunedì 23 febbraio 2026, 12:32, modificato 1 volta in totale.
He who dies with the most toys, still dies.
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• Char • ha scritto: sabato 21 febbraio 2026, 20:40 Nacque sola ahimè, circondata dal benessere, dagli agi e della grandezza di una bella villa, possiamo chiamarla anche un tipo di prigione particolare.
Si, di tacchino.
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pensavo stessi raccontanto qualcosa della tua vita ed ero già pronto con un bel "e a noi che cazzo ce ne frega".
ma ho visto che è un racconto:
ma ho visto che è un racconto:
la nostra vita è un fiasco o un fiasco è la nostra vita?
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Sai che veramente, potrebbe essere un racconto scritto da uno dei personaggi di Maccio.
• Char • ha scritto: sabato 21 febbraio 2026, 20:40 ...come sempre aveva fatto dai 3 anni in poi ebba uno svenimento.
Anna come ti chiami? Mi chiamo Anna.
Dov’è la destra? E la sinistra?
...e chi cazzo sei? Gaber?
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LA SENTO
LA VOGLIO
E’ NELL’ARIA
IL BOSCO VIVE
BUIA E’ LA NOTTE.
FREDDO E GELO.
DOVE SEI?
I MIEI OCCHI,
CHIEDONO PIETA’.
IL CORPO SUSSULTA.
IMPLORANO.
IL CUORE?
FREME VERSO LA FOLLIA.
VERSO LA VITA.
VERSO TE.
LEGGIADRA, COME UN GAZZELLA.
MI SFUGGI.
FORTE COME UN SIBILO,
IN QUESTO VENTO SPETTRALE.
TI SENTO.
TI VOGLIO.
BUIA E’ LA NOTTE.
FREMITA IL MIO CUORE.
BATTE. BATTE.
TI SENTO.
TI VOGLIO.
PER OGGI.
PER ORA.
SARAI MIA.
E LUCENTE SARA’ IL GIORNO.
LA VOGLIO
E’ NELL’ARIA
IL BOSCO VIVE
BUIA E’ LA NOTTE.
FREDDO E GELO.
DOVE SEI?
I MIEI OCCHI,
CHIEDONO PIETA’.
IL CORPO SUSSULTA.
IMPLORANO.
IL CUORE?
FREME VERSO LA FOLLIA.
VERSO LA VITA.
VERSO TE.
LEGGIADRA, COME UN GAZZELLA.
MI SFUGGI.
FORTE COME UN SIBILO,
IN QUESTO VENTO SPETTRALE.
TI SENTO.
TI VOGLIO.
BUIA E’ LA NOTTE.
FREMITA IL MIO CUORE.
BATTE. BATTE.
TI SENTO.
TI VOGLIO.
PER OGGI.
PER ORA.
SARAI MIA.
E LUCENTE SARA’ IL GIORNO.
- Shadowymoon16
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A me piacciono molto i tuoi testi 
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